Monday, June 14, 2010

CATS - Dietro le Quinte


Riprendo le note con il resoconto di uno spettacolo per bambini di una scuole dell'Infanzia di Fossano, Italy.


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Lunedì 7 giugno abbiamo vissuto un giorno di passione, di strizza e di felicità. L'agitazione non era proporzionata all'evento: spettacolo per i nostri figli, per quel centinaio di loro compagni alla scuola dell'infanzia e per una folla di genitori, nonni ed affini.


Lo spettacolo però era complesso, una riduzione del musical Cats. Eravamo una famiglia di una ventina di gatti scatenati nel ballare, cantare e fare scherzi. Il tempo ci ha fatti penare, per ben quattro volte in due giorni si è smontato e rimontato l'impianto di amplificazione per spostarci da un cortile ad un salone e viceversa.


Io, a dire il vero, mi sentivo particolarmente coinvolto. Mia la proposta di questo spettacolo a genitori piuttosto perplessi fatta a gennaio. Mio il lavoro di ricucire e rifinire la sceneggiatura composta da contributi di vari genitori. Mia la scelta di restare il più possibile aderenti alla versione originale prendendo musiche, movimenti, parole e sincronismi. Per noi impacciati, scoordinati e stonati. Agli occhi di tutti sembrava un'impresa impossibile, lo era anche per me, ma non doveva trasparire. Non potevo cedere, non lo volevo e non so bene perché. Che cosa mi abbia affascinato quell'unica volta che lo vidi e poi le innumerevoli volte che ho rivisto il DVD.


I tempi erano stretti, decisione a fine gennaio, sceneggiatura pronta a inizio marzo, soli tre mesi per provare e giungere lunedì scorso alla prima (e forse unica edizione). Ormai lo sapevo, le prove fino all’ultimo sarebbero state un disastro, ma fondamentali per permetterne la riuscita. Nessuno ricordava le battute, neanche io. Però fin da subito una luce si è accesa negli occhi di coloro che cammin facendo si sono aggregati. Tutti avevano accettato la sfida.


Poi i costumi, bravissima Stefania, partendo da tute bianche alla RIS di Parma, dipinte a bomboletta fino a diventare felinamente e variatamente maculate, poi gli accessori: orecchie, cambaletti, code, nasi da topo e corpetti da scarafaggio.


E il faticoso taglia e cuci di parole, gesti e musiche, quasi un incubo. Qui l'artefice massimo è stato Enrico che ha fatto miracoli per far combaciare i tempi delle musiche bellissime di Broadway alla nostra recitazione incerta e zoppicante. Anche la trasmissione Amici ci ha aiutato, infatti avevano proposto una versione italiana della canzone Memory (Giulia Ottonello), cantata in inglese originariamente da Elaine Page e poi da Susan Boyle su YouTube.


Un monumento a Claudia che ci ha ospitato, settimana dopo settimana, nel piano superiore del suo capannone per spruzzare e provare. Costante la presenza della piccola Arianna ed il piccolo Alessandro di Simona che ci hanno accompagnato tra una poppata, un pianto ed un sonnellino, per tutte le prove. Temo subiranno dei traumi permanenti dopo questa avventura.
Venerdì e sabato erano trascorsi alla frenetica ricerca del mixer essendo in riparazione quello della Corte dei Folli. Infine domenica il ritrovo, finalmente a scuola, per montare la scena minimalista sul palco del Comune già pronto in cortile e poi duplicata nel salone essendo elevata la probabilità di pioggia per lunedì mattina. Cavi da collegare, microfoni da provare, e ancora le due ultime prove finali. La prima pessima, interrotta dalle mie urla di disappunto e di incitamento. La seconda senza interruzione nel salone indossando i costumi. Io mi ero arreso, che andasse come doveva andare. Di certo il Ballo Jellicles iniziale era migliorato costantemente, ormai tutti sapevamo quando avremmo dovuto cantare e come poi ballare in sincronia.
Stanchissimi, ma allegri nella cena in pizzeria a notte fonda in dodici più gli immancabili due pargoli. Ultimo in bocca al lupo, per una notte in cui il sonno non voleva arrivare, fino a sentire il ticchettio della pioggia e poi il canto degli uccelli mattutini. Una doccia bollente con occhiaie profonde e l'ansia di aver ormai varcato il nostro piccolo Rubicone.


Ho accompagnato mia figlia a scuola per attendere l'arrivo del primo gruppetto di gatti ed andare a fare una colazione di buon auspicio. Eccoci quindi all'ultima ora. Il cielo scuro e minaccioso che invitava a restare al chiuso, la spola dentro e fuori per leggere segni di miglioramento, il punto di non ritorno era a venti minuti dall'inizio della festa. Ad un certo punto vedo che le bidelle stanno portano fuori le panche ed i teli per far sedere i bambini. Ho chiesto loro e mi hanno diretto alle maestre, a loro la richiesta se si rendevano conto che la pioggia averebbe rovinato tutto non essendo possibile poi smontare e rimontare l'impianto acustico in poco tempo. Benché non convinto ho dato il via a portare tutto nuovamente fuori, mentre a turno venivamo truccati con cerone, baffi e capelli arruffati (eccoci qui, poco prima dello spettacolo).


Gli ultimi minuti sembrano eterni, gesti impazienti, sguardi persi, parole che scompaiono in un blank della memoria, sudore. Eravamo tutti ammassati dietro la scena ad attendere il discorso di accoglienza che non arriva mai, l'ingresso ordinato dei bambini con magliette coordinate con il colore della sezione e orme felpate sul dorso. Noi a sbirciare dal tendone la folla che creava un brusio di fondo ed individurare i nostri figli. Poi di colpo inizia la musica e la voce di Laura che recita il prologo, noi già pronti ad entrare ai lati del palco, con il cuore in gola e le mani sudate. Cambia musica e dei brevi fraseggi danno il via agli ingressi di tutti i gatti accucciati sparsi per la scena, io sono l'ultimo, dopo un tintinnio mi sollevo in piedi e grido la prima strofa. La macchina è partita e non si fermerà, nè amnesie, nè intoppi lo potranno fare.

È incredibile come dopo tanta attesa tutto avvenga in un attimo. Le scene inziate terminano in un lampo, chi entra in scena è già fuori a chiedere come è andata, la risposta è sempre la stessa: benissimo, i bimbi ridono ed i genitori applaudono. Le parole, i gesti, la musica, tutto scorre come un fiume. Via Genni Millepunti, poi Tiramolla, Mefistofele con le folate di fumo bianco e Gattatic/Gattotac, con Bombalurina, Etcetera, Exotica, Cassandra, Demetra, Jellylorum, Victoria, Shimbleshanks ed Munkstrap (io). Ci ritroviamo tutti insieme nei due intermezzi quando sono i bambini a cantare e sorridiamo felici, rileggiamo frenetici le prossime battute che non vogliono restare a mente.


Nella scena finale siamo tutti accucciati e Grizabella inizia a cantare Memory (in playback al microfono fuori scena è Cristina con l'aiuto di Rebecca). La canzone è bellissima e commovente, gli applausi scrosciano più volte, Victoria si alza e simula una danza per far tramontare la luna e sollevare il sole nascente prima del duetto finale. Bellissimo, poi le parole di Vecchio Matusa per eleggere Grizabella sua sostituta e l'ultimo accenno al ballo scatenato per uscire di scena. Rientro solo io per le parole finali, ripulite da moralismi e melensità, che cercano di concludere come TS Eliott. Risate dei bambini. È fatta!


Un fragoroso applauso meritato da tutti, anzi a noi basta la gioia di questo istante donato e ricevuto.


Paolo (07.06.2010)

Tuesday, May 19, 2009

Fiera del Libro di Torino e libri

Domenica visita alla Fiera del Libro di Torino, enorme come sempre, fiumane di persone, un vociare di fondo molto fastidioso, ma pile di libri ovunque, edizioni mai sentite dai rosacroce, alla cucina, all'arte, molte editrici per bambini.

In attesa di Lella Costa abbiamo aspettato nella Sala Azzurra una dotta lezione sulle eredità artistiche Egiziane nell'arte Rinascimentale, fino alla pubblicità dei giorni nostri, peccato non avessimo capito che serviva il biglietto per l'incontro successivo, motivi di sicurezza, per cui ci hanno cacciati per poi entrare dopo la coda, inosservati, e sederci in un angolo defilato.

Lella Costa, irrefrenabile, un fiume di parole e di umorismo, forse troppo fino ad intimorire la scrittrice catalana Alicia Giménez-Bartlett per presentare l'ultimo romanzo "Il Silenzio dei Chiostri", Sellerio. Noi non avevamo letto nulla, mentre la sala era ricolma di fans, soprattutto donne toccate dalle vicende della protagonista, ispettrice, Petra Delicado e poi le sue vicissitudini amorose e l'affetto per Fermin Garzòn con cui imperterriti si danno del lei, come abbiamo capito si usa in polizia tra persone di ranghi diversi.

Molte le domande del pubblico dove i maschi venivano infiorettati da Lella Costa, soprattutto quello che ha osato scendere in difesa di Sonia, collega che Petra non sopporta per nulla, Lella Costa ha augurato a chi faceva la domanda di sposare una come Sonia, risate.

Siamo usciti con il romanzo in mano, lo leggeremo quest'estate.

Venerdì mi è spiaciuto molto aver perso Marco Belpoliti parlare de Il Corpo del Capo, peccato. Nemmeno Eco, Orhan Pamuck e tantissimi altri scrittori accorsi a questa kermesse.

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Alla fiera ho comprato altro libro su Auschwitz, la riflessione sugli intellettuali di Jean Amery, nato a Vienna, ebreo, poi emigrato in Belgio e unitosi alla resistenza arrestato nel 1943 e torturato dalle SS per poi finire in vari campi di concentramento fino ad Auschwitz dove dice di aver vissuto nella stessa baracca di Primo Levi, da parte sua incerto su questa testimonianza.
Ora leggerò la tesi di Amery, criticata ad Levi negli anni '70.

Ho appena terminato di leggere un libro molto bello dell'autrice Françoise Carasso, "Primo Levi. La Scelta della Chiarezza.", Einaudi, PBE Mappe. L'autrice presenta soprattutto la scrittura di Levi, riconducendola alla sua vita, capace di cogliere sfumature e prospettive molto interessanti.

Il libro ripercorre la vita di Levi e ne scandaglia la genesi della scrittura, la gestazione di Se Questo è un Uomo, nello smarrimento del paventato ritorno a casa, alla vita, dal campo di sterminio. Il suo ruolo di testimone cresciuto negli anni. La scrittura del ritorno ne La Tregua, con una maggiore sicurezza nella propria scrittura. L'importanza del suo mestiere di chimico, il ruolo morale nel cercare la chiarezza, la semplicità per comunicare e quindi la critica verso lo scrivere oscuro teorizzato da altri scrittori. Le poesie (vedi al fondo) sgorgate per prime dal ritorno dal lager e addensatesi in due momenti storici, i primi anni dopo il ritorno e nei primi anni 1980, sempre vista con sospetto da Primo Levi, quasi come una necessità non capita, dalla parte del suo lato oscuro.

Poi il ruolo di intellettuale, gli innumerevoli incontri con i giovani per spiegare e rispondere, mi sembra di aver partecipato anch'io ad uno, ne sono quasi certo. Poi ancora il dolore del risorgere del negazionismo, della sensazione di non essere più capito, fino al suo secondo capolavoro per me, I Sommersi e I Salvati, in cui ritorna a distanza di quarant'anni per ragionare sulla vita nel campo di concentramento offrendo delle riflessioni di un rigore e di una profondità che colpiscono. Un lucido sguardo negli occhi di Medusa. Fino alla tragica fine avvenuta l'11 aprile 1987 nell’androne della casa in cui ha vissuto per tutta la vita.

Il libro di Carasso è importante anche per i paralleli e le tante citazioni di intellettuali, tra cui La Specie Umana di Antelme, L'universo Concentrazionario di Rousset e i molti scritti di Hanna Arendt sulla banalità del male ed il totalitarismo.

Non so perché Primo Levi tocca delle corde profonde dentro di me, forse perché di formazione scientifica, forse per la riflessione morale o forse perché anch'io temo che ciò che è successo, possa capitare ancora.

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Shemá [Ascolta]

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, 10 gennaio 1946

Wednesday, May 6, 2009

Ritorno da Trento

Eccomi a scrivere post, sono rientrato da Trento giovedì sera scorso con le 4 ore di viaggio a ritroso. Impressionante la vista del fiume Po a Cremona che in tre giorni aveva raggiunto il limite dell'argine esondando nei campi adiacenti alla sponda destra.

Le tre giornate tridentine sono state molto intense, poco sonno, una dozzina di ore di docenza e di laboratorio e a seguire incontri con i ricercatori, dottorandi, post-doc del gruppo di Beppe. Per me una ventata di idee, nuove prospettive, spunti interessanti. Gli studenti del Master erano sei: due iraniani (Azad e Massoud), un indiano (Bashà), una ragazza che scopro essere peruviana, ma indistinguibile nell'accento (Silvana) ed infine due italiani (Stefan e Vincenza). Il tempo con loro è letteralmente volato, spero non si volatilizzino anche i contenuti del corso. A me è costato parecchio nell'aggiornare e completare le presentazioni, preparare gli esercizi e gli esempi. Non si nasce insegnanti.

Difficile come sempre la valutazione, ho cercato di usare una griglia per ogni argomento trattato, ma poi ho dovuto integrare tutte le valutazioni nei 5 minuti finali e mi sono stupito del risultato ottenuto.

Il venerdì era iniziato con il check-out e la necessità di spostare l'auto dal parcheggio all'aperto lungo Adige che dalle 8:30 ritornava ad orario. Avevo anche chiesto se i vigili avrebbero tollerato le prime due ore del mattino, anche se il segnale orario era stato impostato la sera precedente. Niente da fare i vigili urbani a Trento sono molto precisi e non tollerano inflessioni. Così entro le 8:30 mi stavo dirigendo verso il parcheggio, in realtà avrei voluto passare nel negozio Birkenstok, ultima chance. Passata la Chiesa di S.Maria Maggiore, svoltato in via Rosmini, incrocio la simpatica proprietaria del negozio ed insieme ci dirigiamo verso il suo negozio. Acquisto velocissimo ripetendo scongiuri al santo protettore degli automobilisti. Pago e immediatamente il cellulare trilla, un SMS, guardo stupito e ritrovo l'importo appena pagato segnalato dalla banca. Esco affrettandomi e pensando a quanto sia utile il servizio bancario che ti informa delle spese fatte, ma allo stesso tempo quanto esso possa essere generatore di ansia, non più spese con Carta di Credito che restano nel limbo per alcune settimane. Immediatamente il dito puntato alla nostra coscienza spendacciona.

Con questi pensieri attraverso il cavalcavia della ferrovia guardando di fronte la cascata ed il verde primaverile dei prati e boschi sopra Sardagna. Scendo finalmente al parcheggio, la mia macchina e solitaria nella sua fila. Nessun foglietto bianco sventola sul parabrezza. Sono salvo.

Dopo aver caricato le valige faccio ancora una breve sosta al negozio Il Pesciolino d'Oro, miniera di libri per bambini e giochi sfiziosissimi. Riparto e questa volta la meta è Povo, sede della facoltà di ingegneria informatica. Mentre mi fermo a semafori e rotonde osservati dagli implacabili vigili, penso a come sarebbe utile poter calcolare una densità di vigili per unità di superficie e poter confrontare una città con un'altra. Ad esempio a Torino i vigili sono rari, ma in gruppo, per cui creerebbero un picco in un punto e nulla in altre zone. A Trento, almeno in centro, i vigili sembrano uniformemente distribuiti ad ogni incrocio. Poi il modello potrebbe essere migliorato tenendo in conto delle variazioni di densità nel tempo. Insomma si potrebbe avere un modello predittivo per un rischio multa calcolato.

Fermo le elucubrazioni nel parcheggio con grande cantiere accanto, è sempre bello vedere un'università che invece di contrarsi si sta espandendo creando nuovi edifici. Per me la trasferta è quasi finita, un po’ mi spiace sarei rimasto ancora a parlare con i ricercatori e con gli studenti, ma non è possibile devo tornare alla mia vita quotidiana.

Ripartendo alle 16:30 penso, guardando la prima pagina di un quotidiano preso in albergo, alla polemica tra Veronica Lario e suo marito, come sia buffo o forse tragico che moglie e marito debbano parlarsi tramite le prime pagine dei quotidiani. Allora pensavo che l'avesse spuntata la moglie e Berlusconi da tipico maschio avesse acconsentito in quel modo ironico che a lui riesce così bene nel accettare la richiesta della moglie: niente veline in lista per il Pdl. Poi però leggendo i giornali al mio ritorno a casa ho capito che sono già in campo gli avvocati e dalla foto di Veronica e Silvio che guardano in due direzioni opposte si è passati a Silvio affranto con mano sul volto da esempio in prima pagina de La Stampa di oggi per l'articolo di Mario Calabresi.

Giovedì con quei pensieri per la testa ho acceso l'auto e sono ripartito lasciando la valle dell'Adige illuminata dal sole. Poi guidando con gli occhi verso la luce calante ad Ovest. Stavo tornando a casa ...

Tuesday, April 28, 2009

Pensieri Sparsi lungo l'Autostrada

Solo alle 3 e un quarto riesco a lasciare l'ufficio e a salire sulla Fiat Idea grigio scuro noleggiata alla Hertz a Fossano. Sono teso, mi aspettano 4 ore di guida almeno, sotto la pioggia battente di ieri pomeriggio.

La tangenziale di Torino scorre benche' la pioggia sia forte, nessun rallentamento, in meno di 30 minuti sono alla barriera di Santena verso la A21.

Di tanto in tanto guardo i campi alla mia destra, l'acqua affiora ovunque, non solo nei fradici campi arati, ma anche in polle tra il verde dei prati erbosi. I piccoli rigagnoli sono tracimati, ma non in modo violento, segnano come serpenti d'acqua il manto erboso verde.
Procedo sulle colline, passo Asti e poi Alessandria dove il Tanaro e' enorme, limaccioso e minaccioso.

E' la volta di Marengo, dove mi viene da pensare a cosa attragga ancora nelle imprese del Corso. Ho appena letto della sua tumulazione regale nel sarcofaco rosso agli Invalides, ben 19 anni dopo la morte a Sant'Elena. Stendhal sugli spalti per le molte persone che osservano questo evento e ripensa a cosa leghi la Francia al suo Imperatore, alle speranze in lui riposte. Io non sono mai stato a Waterloo con Fabrizio Del Dongo, solo a Borodino con il principe Andrej. Ho letto della sepoltura in un curioso volume comprato in autunno dal titolo "Cimiteri".

Per un momento l'asfalto non e' drenante e la strada si traforma in una piscina ove superare i camion e' come guadare un torrente in piena. Passiamo Tortona e poi il 45 Parallelo.

Nei pressi di Broni il cielo si oscura ulteriormente e l'acqua sembra essere gettata a secchiate, il tergicristallo e' al massimo, ma si vede poco, a destra un muro di TIR, poi un restringimento e le due corsie si riducono ai camion lungo il ciglio e la nostra corsia a fianco dei blocchi antiribaltamento.

Poi finalmente la pioggia rallenta un poco ed i camion osanto dei sorpassi millimetrici ed eterni. A Piacenza la pioggia si riduce ancora, guardo sempre con un po' di nostralgia la stazione ed i campi lungo il fiume. Ora la meta e' Brescia passando per Cremona, gli schermi pero' parlano di raffiche di vento e le si sente tutte.

Passiamo Caorso dove sulla sinistra svetta il cilindro di cemento della centrale ferma, penso a Berlusconi, a cos'altro si inventera' per essere all'altezza del suo se'. Non penso nulla possa colmare la sua ambizione, ne' ponti faraonici, ne' centrali, nemmeno sovvertire la Costituzione e gli ordinamenti, lui unico Padre di questa Patria di inizio XXI secolo. Io resto legato ai padri del XX secolo e di una politica ormai vecchia intollerabile per i piu', ma meno legata allo showbusiness.

Passiamo il Po che sembra un mare d'acqua marrone, forse non minaccia ancora gli argini, ma ne e' di poco sotto, alberi ed arbusti cresciuti sugli argini emergono dalle acque.

Ora penso a Brunetta visto venerdi' sera scorso all'Era Glaciale intervistato dalla Bignardi, se vi interessa cercare su YouTube. Il ministro a disagio fin dalle prime battute, ma ostentando sicurezza ed aggressivita'. Al passo falso della Bignardi che storpia per errore il nome di un politico del passato, tale Brondolini, fa scattare l'intervistato che inizia ad insultare l'intervistatitrice e a battibeccare come un bimbo stizzito. Scena grottesca, ma rivelatrice dell'arroganza gia' mostrata dal ministro gia' evidente nel compiacimento dei risutati raggiunti nel castigare gli statali, mi stupisce che non abbia nemmeno un pensiero, nemmeno una parola per gli onesti che subiscono le stesse norme capestro dei disonesti, ma si' facciamo pure di tutta l'erba un fascio, tutti in prigione e che gli serva da lezione. La sua tesi non detta ma evidente e' che *tutti* gli statali, per definizione sono disonesti e meritori di pagare. Eppure il ministro ha coorti di fans agguerriti, non solo il 45000 su YouTube ma sparsi ovunque. Mi viene rabbia che oggi solo chi e' arrogante consapevole o inconsapevole che sia viene apprezzato dal Barnum mediatico e viscerale. In fondo in ognuno di noi alberga un forcaiolo pronto a prendere in mano il forcone.

Passo Brescia, il traffico della A4 non ammette altri pensieri, ma anche qui scorre nervosamente verso la Laguna. Una Mini bianca e' alle mie spalle e si sposta come una trottola tra le varie corsie. Non capisco cosa voglia fare e dopo molto tempo mi fa i fari e io lo lascio passare, per poi proseguire dietro di lui. Ora ha smesso di fare lo zig-zag e la prima volta che ci prova ritorna alle mie spalle, peccato io mi debba incolonnare verso Verona Nord.

Ultimi 70 km con i TIR che viaggiano verso il Brennero, la valle dell'Adige si stringe, sui ponti lo guardo, anche lui minaccia, ma incassato nel suo letto e poco temibile sembra.

Ci supera un treno di vagoni porta automezzi completamente vuoto e vien da pensare quando mai in Ialia si potra' spostare del traffico da ruota su rotaia, forse mai, meglio costruire opere faraoniche.

Piove nuovamente a dirotto, ma passo Rovereto e poi poco a poco arrivo alla meta Trento Centro.

I Bastards

Gia' all'arrivo in albergo frotte di persone dirette verso il centro, mi dicono sia un concerto questa sera.

Esco per andare a cena e la Piazza del Duomo e' un muro di persone e di ombrelli, piove come non mai. Io mi incastro con gli altri fino a scoprire che la piazza e' interrotta dalla sicurezza e che devo allontanarmi in un vicolo.

Al ritorno da cena ripercorro a ritroso e mi ritrovo in piazza con la musica che romba e l'energia frizza tra le cupole variopinte degli ombrelli.

Il palco illuminato e' visibile, ma dietro al mare di ombrelli che impedisce di vedere i cantanti ed anche i due maxi schermi sono quasi muti e fissi sul logo di X-Factor.

Vago allora tra le persone nella piazza, nessuna speranza di trovare riparo sotto i portici ormai
gremiti di persone. Il DJ Francesco scherza con i cantanti e con il pubblico, ora canta Noemi. Mi avvicino alla fontana transennata e poi indietreggio fino alla larga via Balenzani. Guardo le persone piu' disparate: coppie allacciate che condividono lo stesso ombrello, gruppi di adolescenti che trasmigrano da punto a punto, adulti assorti e concentrati, capisco poi, forse in attesa dei loro figli adolescenti, coppie attempate e single come me, genitori che con buffe mosse cercano di restare agganciati ai figli piccoli tenendoli per il cappuccio della mantellina o per un braccio o per l'ombrello, mamme con figli pre-adolescenti, ragazze con capelli fradici incollati al viso, due polizziotti che chiacchierano indifferenti con il basco in testa.

Attendo, per sentire i Bastard Sons of Dioniso, ma non arrivano, esce pero' Jury, un ovazione lo accoglie mentre intona la sua canzone e con lui al ritornello cantano molti dei presenti. Noto alcune ragazze che ondeggiano al ritmo della musica, poi guardo meglio anche la moltitudine delle cupole degli ombrelli che mi separano dal palco ondeggiano a tempo. Resto incantato.

Mi sposto ed indietreggio aspetto ancora un paio di cantanti sconosciuti e poi mi dirigo verso l'albergo, niente Bastards, pecccato. Loro era di casa qui a Trento, sono dalla Valsugana. Sono fradicio anch'io e devo ancora lavorare un poco. L'indomani leggo i giornali trentini, erano 8000 persone, forse meno del previsto.

Friday, April 24, 2009

Libro The Reader di Bernhard Schlink

Ho letto il romanzo da cui è tratto il film "The Reader" che ha regalato un altro Oscar a Kate Winslet, film diretto da Stephen Daldry (regista di Billy Elliot) e interpretato da Ralph Fiennes.

Il romanzo è organizzato in tre parti, la prima un romanzo di formazione di un ragazzino di 15 anni, Michael Berg, che febbricitante al ritorno da scuola viene aiutato da una signora che lo riaccompagna a casa. Mesi dopo, in convalescenza dall'epatite, torna con un mazzo di fiori dalla signora che l'ha aiutato, Frau Schmitz per poco alla volta innamorarsi di lei che potrebbe essere sua madre.

Michael rimarrà segnato da questa esperienza che nell'immediato lo aiuta a crescere, ad avere confidenza in sè e a recuperare la forza e le energie per evitare di perdere l'anno scolastico compromesso.

Dopo tempo riesce a scoprire il nome di Frau Schmitz, Hanna, che gli chiede di leggere per lei dei libri, nel film Mark Twain, DH Lawrence, nel romanzo Gothe e poi l'Odissea.

Nell'arco di pochi mesi, Michael passa al grado successivo scolastico e incontra nuovi compagni, continuando a nascondere la sua relazione con Hanna. Anche lei sembra nascondere un segreto che si intravede dietro una grande durezza, a sfuriate apparentemente immotivate. Finché un giorno lui in piscina con gli amici vede lei di sfuggita che lo guarda da lontano, per scoprire poco dopo che è sparita, ha lasciato il lavoro, la casa, lui.

Questa relazione non risolta lascerà una ferita che accompagnerà Michael per tutta la vita, rendendolo quasi insensibile ai sentimenti. Nella seconda parte è un promettente studente di legge che viene inviato da un docente ad assistere ad un processo a 5 donne per crimini nazisti. Lui dovrebbe turnare con altri studenti invece parteciperà a tutte le sedute. Una imputata è Hanna.

Le donne imputate erano guardiane in un campo di concentramento vicino a Cracovia, dove venivano mandate da Auschwitz prigioniere per lavorare e tornare per essere eliminate. Il processo va male ad Hanna, i suoi interventi non la aiutano e poco alla volta perde la fiducia nell'avvocato assegnatole d'ufficio. Lei è l'unica ad ammettere e cercare di chiarire, ma per questo diventa facile gioco degli avvocati delle altre donne nel diventare il capro espiatorio. A lei vengono addossati i crimini peggiori. Michael capisce che non è così, ma che anche nel campo lei nascondeva un segreto tale da preferire accettare la pena massima, l'ergastolo, piuttosto di svelarlo agli altri. Michael è dibattuto nell'impotenza, ma lacerato dall'dissidio tra l'aver amato una persona ed allo stesso tempo doverla condannare moralmente.

In questa parte il dissidio della Germania verso il passato, il muro tra le generazioni di chi ha vissuto come attore o come spettatore o ha chiuso gli occhi verso crimini orrendi e una nuova generazione che non può e non vuole ignorare ed addebita le colpe ai propri genitori. Emerge anche la professione dell'autore Bernhard Schlink giudice e docente di diritto a Berlino e Bonn.

La terza parte vede Michael adulto, docente e ricercatore, sposato e poi separato che vive, ma come se la vita gli fosse passata accanto. Qui Michael decide di riprendere a fare cosa aveva fatto da ragazzo, legge libri al registratore e li manda ad Hanna in carcere, senza però mai riuscire a scriverle una lettera a riprendere con lei una comunicazione.

Non voglio svelare la conclusione, molto toccante, il romanzo termina quando Hanna dopo 18 anni di carcere chiede domanda di grazia. Mi ha colpito che il primo libro dei pochi nella cella di Hanna sia di Primo Levi, poi Jean Amery e altri.

Io ho letto il romanzo in inglese dopo averlo consigliato ad una collega in una libreria di San Diego. Ho visto però che è da poco uscito da Garzanti sotto il titolo "A voce alta. The Reader". Di Bernhard Schlink sono disponibili altri romanzi, quali "La nostalgia del ritorno", "I conti del passato", "L'omicidio di Selb" e "Fughe d'amore". Tutti editi da Garzanti.

Paolo (24.04.2009)

Tuesday, April 21, 2009

In Lingua Sacra

Lo scrittore Erri De Luca, autore di romanzi ma anche di traduzioni di libri dell'Antico Testamento dall'ebraico, sostiene che si debba tradurre la Bibbia in una lingua altra, in Lingua Sacra, e non necessariamente sforzarsi di tradurre in lingua comune, per non semplificare, per mantenere le asprezze e le dissonanze anziché addolcirle.

La Chiesa Cattolica dopo il Vaticano II ha scelto l'adozione delle lingue comuni ed ha promosso la traduzione della Bibbia e poi degli aggiornamenti periodici della traduzione ufficiale per una data lingua. E' dallo scorso anno adottata una nuova traduzione della Bibbia CEI in italiano.
Io me ne sono accorto poco alla volta, ascoltando le letture a Messa e registrando dei piccoli scarti, all'inizio dubbi, ma poi quasi certezze sui brani più orecchiati.

Da allora ho iniziato ad andare a Messa con un vecchio Messale di mio padre edito dalla SEI nei tardi anni '70, con il suo ausilio posso ascoltare le nuove parole, scorrendo le vecchie, così le differenze risaltano immediatamente e non sono mascherate nelle stratificazioni dei ricordi.
Le principali differenze consistono in sostituzioni di verbi, aggettivi, brevi sintagmi, piccoli cambiamenti. Termini desueti per me indissolubilmente alla Bibbia ora scompaiono per fare spazio ad altre assonanze. A volte belle sorprese, altre meno.

Nella seconda lettura di ieri (19.04.09), 1Gv, un "nato" diventa "essere generato" che fa eco ad altre occorrenze di "generato" nella stessa frase. Meno chiaro perché il Gesù che "stette in mezzo a loro e disse" apparizione agli Apostoli nel Cenacolo senza e con Tommaso, vangelo Gv, diventa "stette in mezzo e disse", mi suona strano.

Una sorta di lieve terremoto, di slittamenti semantici e sintattici, che richiederanno anni per stratificarsi nella nostra memoria, come già la versione precedente. Io sono nato durante il Concilio ed ho vissuto tutta la formazione e la vita successiva nel post Concilio. L'italiano e' per me l'unica Lingua Sacra, per cui il Motu Proprio di Benedetto XVI del 2007 per ripristinare la liturgia di Pio V in latino mi e' parso alieno, fuori dal tempo.

Non so le motivazioni che hanno portato alla Nuova Edizione della Bibbia CEI del 2008, siano legate ad una maggiore aderenza agli originali greci ed ebraici o forse un aggiornamento linguistico, probabilmente entrambi.

Mi immagino online si possano trovare delle informazioni per capire, per ora continua per me il gioco della scoperta e forse prima o poi vorrò acquistare una Bibbia o un messale aggiornato.

Tuesday, April 7, 2009

BBC Interview to Sir Tim Berners-Lee

Tim Berners-Lee, or timbl how is spelled inside W3C, the inventor of the World Wide Web and founder of the W3C has been recently interviewed by BBC (March 17, 2009) on the risks of net tracking, eventually done by ISP.

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It is an interesting reading on the topic of security and privacy for the years to come. I suggest to listen to the interview in the small player inside the page.