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Friday, April 24, 2009

Libro The Reader di Bernhard Schlink

Ho letto il romanzo da cui è tratto il film "The Reader" che ha regalato un altro Oscar a Kate Winslet, film diretto da Stephen Daldry (regista di Billy Elliot) e interpretato da Ralph Fiennes.

Il romanzo è organizzato in tre parti, la prima un romanzo di formazione di un ragazzino di 15 anni, Michael Berg, che febbricitante al ritorno da scuola viene aiutato da una signora che lo riaccompagna a casa. Mesi dopo, in convalescenza dall'epatite, torna con un mazzo di fiori dalla signora che l'ha aiutato, Frau Schmitz per poco alla volta innamorarsi di lei che potrebbe essere sua madre.

Michael rimarrà segnato da questa esperienza che nell'immediato lo aiuta a crescere, ad avere confidenza in sè e a recuperare la forza e le energie per evitare di perdere l'anno scolastico compromesso.

Dopo tempo riesce a scoprire il nome di Frau Schmitz, Hanna, che gli chiede di leggere per lei dei libri, nel film Mark Twain, DH Lawrence, nel romanzo Gothe e poi l'Odissea.

Nell'arco di pochi mesi, Michael passa al grado successivo scolastico e incontra nuovi compagni, continuando a nascondere la sua relazione con Hanna. Anche lei sembra nascondere un segreto che si intravede dietro una grande durezza, a sfuriate apparentemente immotivate. Finché un giorno lui in piscina con gli amici vede lei di sfuggita che lo guarda da lontano, per scoprire poco dopo che è sparita, ha lasciato il lavoro, la casa, lui.

Questa relazione non risolta lascerà una ferita che accompagnerà Michael per tutta la vita, rendendolo quasi insensibile ai sentimenti. Nella seconda parte è un promettente studente di legge che viene inviato da un docente ad assistere ad un processo a 5 donne per crimini nazisti. Lui dovrebbe turnare con altri studenti invece parteciperà a tutte le sedute. Una imputata è Hanna.

Le donne imputate erano guardiane in un campo di concentramento vicino a Cracovia, dove venivano mandate da Auschwitz prigioniere per lavorare e tornare per essere eliminate. Il processo va male ad Hanna, i suoi interventi non la aiutano e poco alla volta perde la fiducia nell'avvocato assegnatole d'ufficio. Lei è l'unica ad ammettere e cercare di chiarire, ma per questo diventa facile gioco degli avvocati delle altre donne nel diventare il capro espiatorio. A lei vengono addossati i crimini peggiori. Michael capisce che non è così, ma che anche nel campo lei nascondeva un segreto tale da preferire accettare la pena massima, l'ergastolo, piuttosto di svelarlo agli altri. Michael è dibattuto nell'impotenza, ma lacerato dall'dissidio tra l'aver amato una persona ed allo stesso tempo doverla condannare moralmente.

In questa parte il dissidio della Germania verso il passato, il muro tra le generazioni di chi ha vissuto come attore o come spettatore o ha chiuso gli occhi verso crimini orrendi e una nuova generazione che non può e non vuole ignorare ed addebita le colpe ai propri genitori. Emerge anche la professione dell'autore Bernhard Schlink giudice e docente di diritto a Berlino e Bonn.

La terza parte vede Michael adulto, docente e ricercatore, sposato e poi separato che vive, ma come se la vita gli fosse passata accanto. Qui Michael decide di riprendere a fare cosa aveva fatto da ragazzo, legge libri al registratore e li manda ad Hanna in carcere, senza però mai riuscire a scriverle una lettera a riprendere con lei una comunicazione.

Non voglio svelare la conclusione, molto toccante, il romanzo termina quando Hanna dopo 18 anni di carcere chiede domanda di grazia. Mi ha colpito che il primo libro dei pochi nella cella di Hanna sia di Primo Levi, poi Jean Amery e altri.

Io ho letto il romanzo in inglese dopo averlo consigliato ad una collega in una libreria di San Diego. Ho visto però che è da poco uscito da Garzanti sotto il titolo "A voce alta. The Reader". Di Bernhard Schlink sono disponibili altri romanzi, quali "La nostalgia del ritorno", "I conti del passato", "L'omicidio di Selb" e "Fughe d'amore". Tutti editi da Garzanti.

Paolo (24.04.2009)

Thursday, April 2, 2009

Il Corpo del Capo di Marco Belpoliti (Guanda)

Appena uscito un nuovo saggio di Marco Belpoliti, scrittore e critico letterario. Il libro parla di un corpo a partire dalle sue fotografie, quello del "capo" di Berlusconi.

Molte foto di Berlusconi, curiose quelle degli anni precedenti alla sua discesa in politica nel 1994 e poi quelle della vita politica recente. Nel saggio ricorre la citazione del fotoromanzo elettorale inviato da Berlusconi a milioni di famiglie italiane dal titolo "Una storia italiana", mi spiace di averlo cestinato allora e non poter oggi rivedere alcune delle fotografie commentate. Berlusconi fin dalle origini come emergente costruttore edile milanese aveva una cura estrema della sua immagine, enormemente cresciuta negli anni successivi che lo hanno visto diventare un tycoon di Mediaset, fino agli anni recenti della vita politica dove progressivamente e' entrata in gioco la cura miglioramento del corpo, dei capelli, ricordate la bandana? i lifting, eccetera. Questa cura quasi maniacale viene confrontata con l'assenza del corpo dei politici della Prima Repubblica, in contrasto all'onnipresenza della figura di Mussolini durante il fascismo. In effetti si deve risalire a Mussolini per poter fare dei paragoni con Berlusconi su questo aspetto.

Come sempre Belpoliti arricchisce il testo con tante citazioni da saggi e scrittori che danno profondita' alle sue riflessioni ed incuriosiscono, da Roland Barthes a Susan Sontang autrice di un saggio che prima o poi leggero', "Sulla fotografia", ai tantissimi altri studiosi dei campi piu' disparati.

Curiosa la dedica, non sempre presente nei libri di Belpoliti precedenti, che recita: "Alle mie figlie, affinche', quanto tutto questo sara' finito, ne resti la memoria", gia' ormai ci siamo assuefatti all'incontenibilita' del potere e delle mosse creative del Cavaliere e che non ci sia piu' alcun limite, che abbia gia' raggiunto l'eternita', che probabilmente e' cio' che Berlusconi si prefigge come obiettivo ultimo.

Da non perdete le pagine 143-152 dedicate alle note bibliografiche, ove le citazioni vengono raccolte, commentate ed arricchite. Una miniera se si vuole approfondire il cammino negli argomenti citati.

Il libro offre spunti per cercare di capire Berlusconi, si parla della moneta-corpo, del corpo-progetto, temi questi molto attuali in generale per la nostra societa', nella nostra cultura. Poi la cura ossessiva di Berlusconi nel modificare, completare, ringiovanire, contrastare gli effetti dell'invecchiamento, in una tensione tra mortalita'e immortalita'. Il libro ricorda che il corpo ha una sua logica che si puo' contrastare, ma a cui non si puo' sfuggire.

Questo libro ha preso spunto dal minuscolo "Le foto di Moro" (Nottetempo) legato invece ad alcune fotografie di un momento ben vivo nei ricordi di chi ha vissuto gli anni settanta. Il precedente invece "Il tramezzino del dinosauro" (Guanda) era una godibilissima raccolta di descrizioni di 100 oggetti della vita quotidiana pubblicati su La Repubblica. Insuperato per me "Doppio Zero" (Einaudi) ed le molte pagine scritte da Belpoliti su Primo Levi, Italo Calvino ed altri scrittori. Belpoliti ha anche collaborato con Davide Ferrario al film "La strada di Levi", che ripercorre le tappe de "La Tregua" nell'Est Europa a 60 anni dal ritorno di Levi da Auschwitz. Le note di viaggio e le riflessioni di Belpoliti sono state poi pubblicate da Einaudi nel libro "La Prova".

Buona lettura.

Tuesday, March 31, 2009

Vita da Pendolare

Mi è andata male. Ero uscito dall'ufficio pieno di speranza, gli SMS verso GTT mi aveva fatto scegliere la fermata autobus più vicina, il 62, anziché i dieci minuti di passeggiataveloce verso la fermata del 60. Il mezzo era arrivato dopo pochi minuti, persino vivibile, in piedi ma non stretto comeun'acciuga. Avevo trascorso i 20-25 minuti di percorso immerso nella lettura, poi a piazza Massaua ero sceso. Attraversato il corso correndo per non perdere il verde pedonale, fino alle scale della metropolitana, per poi bloccarmi del tutto, basito, i cancelli ne bloccavano l'ingresso.

Di colpo tutto è crollato, la speranza di prendere il treno e di arrivare a casa non troppo tardi, tempo per mangiare cena, giocare un poco e poi uscire per unariunione. Per raggiungere la veloce metropolitana mi ero allontanato dal centro, ora la triste scoperta diuno sciopero che non sapevo e come me molte altre persone che ingorgavano le fermate degli autobus adiacenti. Io mi sentivo perso, un disastro insomma.

È iniziato un periodo di sospensione, di incertezza, che strada fare, che autobus prendere, ce ne sono voluti 4, con alternanze di rabbia e di scoramento, dopo altri 40 minuti ero finalmente in stazione. Avevo perso 3 treni in successione ed il prossimo sarebbe stato dopo altri 25 minuti.

Ho telefonato a casa dicendo che avrei mangiato instazione e mi sono diretto verso Mr. Panino. Una grande tristezza mentre sceglievo un panino calabrese, delle patatine e una fanta. Mi serviva una persona gentile,penso di origine indiana. Non posso dire di aver mangiato, ma solo trangugiato, con uno sguardo ossessivo all'orologio ed il disagio delle mani unte dal cibo. Altro che Slow Food, nel regno della fretta e del tempo perduto non abbiamo diritto a tanto, più appropriato lo squallido di questo non-luogo, con altre persone assorte e raffazzonate come me.

Il pensiero dallo squallore della stazione, ironia è stata appena inaugurata la ristrutturazione, ma come ben sappiamo in Italia era solo uno scherzo. È vero, l'edificio ciclopico di chiara origine fascista è stato rimodellato con soppalchi, aiuole fittizie, e lunghe corsie di vetrate, ma tutto rigorosamente sigillato, solo gli adesivi deifuturi negozi ammiccano ad un futuro di shopping mall. Anche le tante scale mobili sono illuminate, ma ferme, fioriere di ligustro ne bloccano gli accessi. In fondo fornirà l'occasione per una secondo o una terza inaugurazione, tipica moda italiana.

Ora il treno procede lentamente verso Sud, il cambio dell'ora concede ancora un po' di luce. Guardo amareggiato e con un peso sullo stomaco fuori dal finestrino.

Vita da pendolare.

Thursday, March 26, 2009

Le recensioni di Sergio B

A volte si fanno delle scoperte legate alle persone che conosciamo; ognuno di noi ha delle passioni, degli hobby e spesso li si scopre per caso.
Incontro Sergio B spesso, sia nei meandri dell'ufficio dove lavoro, sia sul treno o in macchina, entrami pendoliamo da Torino verso la Provincia Granda. L'altra sera in treno accenna al fatto che ha scritto una recensione e che mi mandera' il link, eccola.
Visitando il sito scopro una miniera, ha scritto 381 recensioni di film e libri, qui. Un tesoro da tenere sott'occhio, complimenti Sergio.

Wednesday, March 11, 2009

Primo Levi di Philippe Mesnard

Un libro prima da sfogliare se amate Levi, o volete iniziare a conoscerlo, o solo per vedere le tante immagini che lo accompagnano. Già in copertinaun Levi giovane, forse ventenne o poco più, con gli occhi socchiusi dalla forte luce, i capelli spettinati ed un accenno di sorriso, le mani in tasca, una camicia rigata dall'ampio colletto con sopra uno strano giubbotto con la chiusura da un solo lato.

Nel libro poi lo vediamo bambino in braccio alla mamma o con la sorellae le cugine, a scuola nelle foto di classe fino a quella seria e composta del Liceo D'Azeglio di Torino, poi con amici in montagna, anche Alberto Salomoni e Sandro Delmastro, caduto nel '44 come primo comandante del Partito d'Azione, entrambi descritti nel Sistema Periodico e in altri scritti. Poi i volti sorridenti delle amiche Vanda Maestro e Luciana Nissim arrestate con lui dai miliziani in Valle d'Aosta, e poi internate a Fossoli in Romagna a fine gennaio 1944 e di lì in uncarro bestiame blindato dall'esterno con destinazione Auschwitz il 22 febbraio 1944. Vanna verrà gassata durante la grande selezione di ottobre che Levi ha descritto in Se questo è un uomo, lui sopravvivrà ed anche Luciana. Poi le foto del dopoguerra, della Duco di Avigliana e della Siva di Settimo Torinese e le tante dei suoi interventi pubblici dagli anni '60 fino alla fine.

Belle anche le riproduzioni delle sue poesie, delle copertine dei suoi libri, della cartolina che Levi scrisse ad Auschwitz e diede al muratore fossanese Lorenzo Perrone (mio compaesano) e che fu recapitata a Bianca Guidetti Serra e da lei alla famiglia. Ovviamente non abbiamo la risposta recapitata da Perrone a Levi di certo distrutta perché gli sarebbe costata la sua vita.

Di certo anche il testo va letto, è molto interessante, stringato fino al limite in alcune parti solo abbozzate, molto articolato in altre, ad esempio quando spiega l'evolversi della scrittura di Levi e dei suoi libri.

Fa effetto vedere l'ampiezza della bibliografia degli scritti di Levi: libri, poesie, articoli, riduzioni delle sue opere per il teatro o per la radio, ma poi i tanti studi su di lui, le biografie, gli articoli, un mare in cui di certo cercherò di proseguire il cammino. In USA recentemente ho cercato in più e più librerie la biografia edita solo in inglese di Ian Thomson, dovrò cercarla online se vorrò leggerla.

La scrittura di Levi mi colpisce sempre, ne apprezzo le riflessioni, il modo in cui le espone. La profondità dell'ultimo saggio I sommersi esalvati, scritto poco prima della sua morte.

L'altra sera alla stazione di Porta Nuova ho cercato e ritrovato la lapide di un anniversario dell'Aned che porta una frase di Levi, l'immagine era nel libro e la riconoscevo familiare avendola vista centinaia di volte. A Settimo Torinese un traliccio dell'ENEL riporta grandi le cifre del numero tatuato sul suo braccio, io tutte le volte che sono stato a Boston sono andato al Monumento alla Shoà con le sue torri di vetro che fumano vapore acqueo e raccolgono incisi tutti i numeri dei di morti nei campi di concentramento. In una di esse è incisa una frase di Levi con il suo numero.

Non sono ancora sceso fino al 75 di Corso Re Umberto a Torino, casa in visse, anche se a pochi isolati dalla stazione che frequento ogni giorno, ci andrò e poi forse cercherò di entrare nell'androne per vedere al tromba delle scale da cui cadde.

Le sue parole mi mancano ...

Tuesday, March 10, 2009

Finding Nemo / Alla ricerca di Nemo

Stiamo preparando uno spettacolo per bambini ispirato al film "Finding Nemo", "Alla ricerca di Nemo".
Ho trovato un copione in lingua inglese, vedi qui, (English screenplay, here) che ho cercato riscritto ascoltando la versione italiana del film, eccola qui (my Italian screenplay of Finding Nemo).

Two languages: Italiano, English

This Blog will alternate interventions in two languages: my shaky and bogus English or scritti in Italiano, altrettanto imperfetto.