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Tuesday, May 19, 2009

Fiera del Libro di Torino e libri

Domenica visita alla Fiera del Libro di Torino, enorme come sempre, fiumane di persone, un vociare di fondo molto fastidioso, ma pile di libri ovunque, edizioni mai sentite dai rosacroce, alla cucina, all'arte, molte editrici per bambini.

In attesa di Lella Costa abbiamo aspettato nella Sala Azzurra una dotta lezione sulle eredità artistiche Egiziane nell'arte Rinascimentale, fino alla pubblicità dei giorni nostri, peccato non avessimo capito che serviva il biglietto per l'incontro successivo, motivi di sicurezza, per cui ci hanno cacciati per poi entrare dopo la coda, inosservati, e sederci in un angolo defilato.

Lella Costa, irrefrenabile, un fiume di parole e di umorismo, forse troppo fino ad intimorire la scrittrice catalana Alicia Giménez-Bartlett per presentare l'ultimo romanzo "Il Silenzio dei Chiostri", Sellerio. Noi non avevamo letto nulla, mentre la sala era ricolma di fans, soprattutto donne toccate dalle vicende della protagonista, ispettrice, Petra Delicado e poi le sue vicissitudini amorose e l'affetto per Fermin Garzòn con cui imperterriti si danno del lei, come abbiamo capito si usa in polizia tra persone di ranghi diversi.

Molte le domande del pubblico dove i maschi venivano infiorettati da Lella Costa, soprattutto quello che ha osato scendere in difesa di Sonia, collega che Petra non sopporta per nulla, Lella Costa ha augurato a chi faceva la domanda di sposare una come Sonia, risate.

Siamo usciti con il romanzo in mano, lo leggeremo quest'estate.

Venerdì mi è spiaciuto molto aver perso Marco Belpoliti parlare de Il Corpo del Capo, peccato. Nemmeno Eco, Orhan Pamuck e tantissimi altri scrittori accorsi a questa kermesse.

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Alla fiera ho comprato altro libro su Auschwitz, la riflessione sugli intellettuali di Jean Amery, nato a Vienna, ebreo, poi emigrato in Belgio e unitosi alla resistenza arrestato nel 1943 e torturato dalle SS per poi finire in vari campi di concentramento fino ad Auschwitz dove dice di aver vissuto nella stessa baracca di Primo Levi, da parte sua incerto su questa testimonianza.
Ora leggerò la tesi di Amery, criticata ad Levi negli anni '70.

Ho appena terminato di leggere un libro molto bello dell'autrice Françoise Carasso, "Primo Levi. La Scelta della Chiarezza.", Einaudi, PBE Mappe. L'autrice presenta soprattutto la scrittura di Levi, riconducendola alla sua vita, capace di cogliere sfumature e prospettive molto interessanti.

Il libro ripercorre la vita di Levi e ne scandaglia la genesi della scrittura, la gestazione di Se Questo è un Uomo, nello smarrimento del paventato ritorno a casa, alla vita, dal campo di sterminio. Il suo ruolo di testimone cresciuto negli anni. La scrittura del ritorno ne La Tregua, con una maggiore sicurezza nella propria scrittura. L'importanza del suo mestiere di chimico, il ruolo morale nel cercare la chiarezza, la semplicità per comunicare e quindi la critica verso lo scrivere oscuro teorizzato da altri scrittori. Le poesie (vedi al fondo) sgorgate per prime dal ritorno dal lager e addensatesi in due momenti storici, i primi anni dopo il ritorno e nei primi anni 1980, sempre vista con sospetto da Primo Levi, quasi come una necessità non capita, dalla parte del suo lato oscuro.

Poi il ruolo di intellettuale, gli innumerevoli incontri con i giovani per spiegare e rispondere, mi sembra di aver partecipato anch'io ad uno, ne sono quasi certo. Poi ancora il dolore del risorgere del negazionismo, della sensazione di non essere più capito, fino al suo secondo capolavoro per me, I Sommersi e I Salvati, in cui ritorna a distanza di quarant'anni per ragionare sulla vita nel campo di concentramento offrendo delle riflessioni di un rigore e di una profondità che colpiscono. Un lucido sguardo negli occhi di Medusa. Fino alla tragica fine avvenuta l'11 aprile 1987 nell’androne della casa in cui ha vissuto per tutta la vita.

Il libro di Carasso è importante anche per i paralleli e le tante citazioni di intellettuali, tra cui La Specie Umana di Antelme, L'universo Concentrazionario di Rousset e i molti scritti di Hanna Arendt sulla banalità del male ed il totalitarismo.

Non so perché Primo Levi tocca delle corde profonde dentro di me, forse perché di formazione scientifica, forse per la riflessione morale o forse perché anch'io temo che ciò che è successo, possa capitare ancora.

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Shemá [Ascolta]

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, 10 gennaio 1946

Friday, April 24, 2009

Libro The Reader di Bernhard Schlink

Ho letto il romanzo da cui è tratto il film "The Reader" che ha regalato un altro Oscar a Kate Winslet, film diretto da Stephen Daldry (regista di Billy Elliot) e interpretato da Ralph Fiennes.

Il romanzo è organizzato in tre parti, la prima un romanzo di formazione di un ragazzino di 15 anni, Michael Berg, che febbricitante al ritorno da scuola viene aiutato da una signora che lo riaccompagna a casa. Mesi dopo, in convalescenza dall'epatite, torna con un mazzo di fiori dalla signora che l'ha aiutato, Frau Schmitz per poco alla volta innamorarsi di lei che potrebbe essere sua madre.

Michael rimarrà segnato da questa esperienza che nell'immediato lo aiuta a crescere, ad avere confidenza in sè e a recuperare la forza e le energie per evitare di perdere l'anno scolastico compromesso.

Dopo tempo riesce a scoprire il nome di Frau Schmitz, Hanna, che gli chiede di leggere per lei dei libri, nel film Mark Twain, DH Lawrence, nel romanzo Gothe e poi l'Odissea.

Nell'arco di pochi mesi, Michael passa al grado successivo scolastico e incontra nuovi compagni, continuando a nascondere la sua relazione con Hanna. Anche lei sembra nascondere un segreto che si intravede dietro una grande durezza, a sfuriate apparentemente immotivate. Finché un giorno lui in piscina con gli amici vede lei di sfuggita che lo guarda da lontano, per scoprire poco dopo che è sparita, ha lasciato il lavoro, la casa, lui.

Questa relazione non risolta lascerà una ferita che accompagnerà Michael per tutta la vita, rendendolo quasi insensibile ai sentimenti. Nella seconda parte è un promettente studente di legge che viene inviato da un docente ad assistere ad un processo a 5 donne per crimini nazisti. Lui dovrebbe turnare con altri studenti invece parteciperà a tutte le sedute. Una imputata è Hanna.

Le donne imputate erano guardiane in un campo di concentramento vicino a Cracovia, dove venivano mandate da Auschwitz prigioniere per lavorare e tornare per essere eliminate. Il processo va male ad Hanna, i suoi interventi non la aiutano e poco alla volta perde la fiducia nell'avvocato assegnatole d'ufficio. Lei è l'unica ad ammettere e cercare di chiarire, ma per questo diventa facile gioco degli avvocati delle altre donne nel diventare il capro espiatorio. A lei vengono addossati i crimini peggiori. Michael capisce che non è così, ma che anche nel campo lei nascondeva un segreto tale da preferire accettare la pena massima, l'ergastolo, piuttosto di svelarlo agli altri. Michael è dibattuto nell'impotenza, ma lacerato dall'dissidio tra l'aver amato una persona ed allo stesso tempo doverla condannare moralmente.

In questa parte il dissidio della Germania verso il passato, il muro tra le generazioni di chi ha vissuto come attore o come spettatore o ha chiuso gli occhi verso crimini orrendi e una nuova generazione che non può e non vuole ignorare ed addebita le colpe ai propri genitori. Emerge anche la professione dell'autore Bernhard Schlink giudice e docente di diritto a Berlino e Bonn.

La terza parte vede Michael adulto, docente e ricercatore, sposato e poi separato che vive, ma come se la vita gli fosse passata accanto. Qui Michael decide di riprendere a fare cosa aveva fatto da ragazzo, legge libri al registratore e li manda ad Hanna in carcere, senza però mai riuscire a scriverle una lettera a riprendere con lei una comunicazione.

Non voglio svelare la conclusione, molto toccante, il romanzo termina quando Hanna dopo 18 anni di carcere chiede domanda di grazia. Mi ha colpito che il primo libro dei pochi nella cella di Hanna sia di Primo Levi, poi Jean Amery e altri.

Io ho letto il romanzo in inglese dopo averlo consigliato ad una collega in una libreria di San Diego. Ho visto però che è da poco uscito da Garzanti sotto il titolo "A voce alta. The Reader". Di Bernhard Schlink sono disponibili altri romanzi, quali "La nostalgia del ritorno", "I conti del passato", "L'omicidio di Selb" e "Fughe d'amore". Tutti editi da Garzanti.

Paolo (24.04.2009)

Thursday, April 2, 2009

Who is Belpoliti? Why Primo Levi?

If you search the web for Marco Belpoliti, you see his name strictly connected with Primo Levi's book in English, for instance:
- The Voice of Memory. Interviews 1961-1987, by Primo Levi, Marco Belpoliti, and Robert Gordon
- The Black Hole of Auschwitz, by Primo Levi, Marco Belpoliti who signed the Preface
- Primo Levi's Holocaust Vocabularies, Marco Belpoliti and Robert B Gordon, in The Cambridge Companion to Primo Levi (edited by) Robert B Gordon

Belpoliti is the critics who worked for years on Primo Levi's papers after his death in 1987.

I hope some of his books will be soon available in English. He also collaborate to the La strada di Levi movie directed by Davide Ferrario who try to repeat 60 years after the very long return travel of Levi from Aushwitz in Italy after set free by Russian Army. The travel that passes Poland, Ukraine, Moldavia, Russia and back to Austria and Italy is a very interesting picture of the Eastern Europe today interwined with the reflections of Primo Levi years ago.

I like Belpoliti's books because he has an in-depht look of the world where we live.

Il Corpo del Capo di Marco Belpoliti (Guanda)

Appena uscito un nuovo saggio di Marco Belpoliti, scrittore e critico letterario. Il libro parla di un corpo a partire dalle sue fotografie, quello del "capo" di Berlusconi.

Molte foto di Berlusconi, curiose quelle degli anni precedenti alla sua discesa in politica nel 1994 e poi quelle della vita politica recente. Nel saggio ricorre la citazione del fotoromanzo elettorale inviato da Berlusconi a milioni di famiglie italiane dal titolo "Una storia italiana", mi spiace di averlo cestinato allora e non poter oggi rivedere alcune delle fotografie commentate. Berlusconi fin dalle origini come emergente costruttore edile milanese aveva una cura estrema della sua immagine, enormemente cresciuta negli anni successivi che lo hanno visto diventare un tycoon di Mediaset, fino agli anni recenti della vita politica dove progressivamente e' entrata in gioco la cura miglioramento del corpo, dei capelli, ricordate la bandana? i lifting, eccetera. Questa cura quasi maniacale viene confrontata con l'assenza del corpo dei politici della Prima Repubblica, in contrasto all'onnipresenza della figura di Mussolini durante il fascismo. In effetti si deve risalire a Mussolini per poter fare dei paragoni con Berlusconi su questo aspetto.

Come sempre Belpoliti arricchisce il testo con tante citazioni da saggi e scrittori che danno profondita' alle sue riflessioni ed incuriosiscono, da Roland Barthes a Susan Sontang autrice di un saggio che prima o poi leggero', "Sulla fotografia", ai tantissimi altri studiosi dei campi piu' disparati.

Curiosa la dedica, non sempre presente nei libri di Belpoliti precedenti, che recita: "Alle mie figlie, affinche', quanto tutto questo sara' finito, ne resti la memoria", gia' ormai ci siamo assuefatti all'incontenibilita' del potere e delle mosse creative del Cavaliere e che non ci sia piu' alcun limite, che abbia gia' raggiunto l'eternita', che probabilmente e' cio' che Berlusconi si prefigge come obiettivo ultimo.

Da non perdete le pagine 143-152 dedicate alle note bibliografiche, ove le citazioni vengono raccolte, commentate ed arricchite. Una miniera se si vuole approfondire il cammino negli argomenti citati.

Il libro offre spunti per cercare di capire Berlusconi, si parla della moneta-corpo, del corpo-progetto, temi questi molto attuali in generale per la nostra societa', nella nostra cultura. Poi la cura ossessiva di Berlusconi nel modificare, completare, ringiovanire, contrastare gli effetti dell'invecchiamento, in una tensione tra mortalita'e immortalita'. Il libro ricorda che il corpo ha una sua logica che si puo' contrastare, ma a cui non si puo' sfuggire.

Questo libro ha preso spunto dal minuscolo "Le foto di Moro" (Nottetempo) legato invece ad alcune fotografie di un momento ben vivo nei ricordi di chi ha vissuto gli anni settanta. Il precedente invece "Il tramezzino del dinosauro" (Guanda) era una godibilissima raccolta di descrizioni di 100 oggetti della vita quotidiana pubblicati su La Repubblica. Insuperato per me "Doppio Zero" (Einaudi) ed le molte pagine scritte da Belpoliti su Primo Levi, Italo Calvino ed altri scrittori. Belpoliti ha anche collaborato con Davide Ferrario al film "La strada di Levi", che ripercorre le tappe de "La Tregua" nell'Est Europa a 60 anni dal ritorno di Levi da Auschwitz. Le note di viaggio e le riflessioni di Belpoliti sono state poi pubblicate da Einaudi nel libro "La Prova".

Buona lettura.

Wednesday, March 11, 2009

Primo Levi di Philippe Mesnard

Un libro prima da sfogliare se amate Levi, o volete iniziare a conoscerlo, o solo per vedere le tante immagini che lo accompagnano. Già in copertinaun Levi giovane, forse ventenne o poco più, con gli occhi socchiusi dalla forte luce, i capelli spettinati ed un accenno di sorriso, le mani in tasca, una camicia rigata dall'ampio colletto con sopra uno strano giubbotto con la chiusura da un solo lato.

Nel libro poi lo vediamo bambino in braccio alla mamma o con la sorellae le cugine, a scuola nelle foto di classe fino a quella seria e composta del Liceo D'Azeglio di Torino, poi con amici in montagna, anche Alberto Salomoni e Sandro Delmastro, caduto nel '44 come primo comandante del Partito d'Azione, entrambi descritti nel Sistema Periodico e in altri scritti. Poi i volti sorridenti delle amiche Vanda Maestro e Luciana Nissim arrestate con lui dai miliziani in Valle d'Aosta, e poi internate a Fossoli in Romagna a fine gennaio 1944 e di lì in uncarro bestiame blindato dall'esterno con destinazione Auschwitz il 22 febbraio 1944. Vanna verrà gassata durante la grande selezione di ottobre che Levi ha descritto in Se questo è un uomo, lui sopravvivrà ed anche Luciana. Poi le foto del dopoguerra, della Duco di Avigliana e della Siva di Settimo Torinese e le tante dei suoi interventi pubblici dagli anni '60 fino alla fine.

Belle anche le riproduzioni delle sue poesie, delle copertine dei suoi libri, della cartolina che Levi scrisse ad Auschwitz e diede al muratore fossanese Lorenzo Perrone (mio compaesano) e che fu recapitata a Bianca Guidetti Serra e da lei alla famiglia. Ovviamente non abbiamo la risposta recapitata da Perrone a Levi di certo distrutta perché gli sarebbe costata la sua vita.

Di certo anche il testo va letto, è molto interessante, stringato fino al limite in alcune parti solo abbozzate, molto articolato in altre, ad esempio quando spiega l'evolversi della scrittura di Levi e dei suoi libri.

Fa effetto vedere l'ampiezza della bibliografia degli scritti di Levi: libri, poesie, articoli, riduzioni delle sue opere per il teatro o per la radio, ma poi i tanti studi su di lui, le biografie, gli articoli, un mare in cui di certo cercherò di proseguire il cammino. In USA recentemente ho cercato in più e più librerie la biografia edita solo in inglese di Ian Thomson, dovrò cercarla online se vorrò leggerla.

La scrittura di Levi mi colpisce sempre, ne apprezzo le riflessioni, il modo in cui le espone. La profondità dell'ultimo saggio I sommersi esalvati, scritto poco prima della sua morte.

L'altra sera alla stazione di Porta Nuova ho cercato e ritrovato la lapide di un anniversario dell'Aned che porta una frase di Levi, l'immagine era nel libro e la riconoscevo familiare avendola vista centinaia di volte. A Settimo Torinese un traliccio dell'ENEL riporta grandi le cifre del numero tatuato sul suo braccio, io tutte le volte che sono stato a Boston sono andato al Monumento alla Shoà con le sue torri di vetro che fumano vapore acqueo e raccolgono incisi tutti i numeri dei di morti nei campi di concentramento. In una di esse è incisa una frase di Levi con il suo numero.

Non sono ancora sceso fino al 75 di Corso Re Umberto a Torino, casa in visse, anche se a pochi isolati dalla stazione che frequento ogni giorno, ci andrò e poi forse cercherò di entrare nell'androne per vedere al tromba delle scale da cui cadde.

Le sue parole mi mancano ...